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Metodi di consolidamento dei solai

metodi di consolidamento dei solai

Circa il 60% del patrimonio edilizio esistente è stato edificato prima della legge antisismica del 1974. Dalle stime, almeno il 25% delle abitazioni italiane necessiterebbe di un consolidamento strutturale.

Sicuramente, uno tra gli elementi strutturali che viene maggiormente consolidato è il solaio. Si tratta spesso di solai lignei, ma sempre più di frequente, l’intervento riguarda orizzontamenti in laterocemento (gettati in opera, con travetti prefabbricati, tipo SAP o tipo Varese) e in acciaio.

Vediamo i potenziali dissesti che potrebbero subire queste strutture e le tecniche di consolidamento più diffuse.

Solai e punti deboli

Con il trascorrere del tempo, i solai si rilassano fino a raggiungere notevoli deformazioni flessionali in mezzeria. Questo avviene per lo più nei solai in legno, ma si tratta di un dissesto comune anche ai solai in acciaio e in laterocemento.

Un’altra criticità comune dei solai riguarda gli sforzi di taglio che generano delle crepe negli appoggi delle travi sulla muratura. Nella realtà, tale fenomeno si osserva per lo più nei solai lignei che sono spesso privi di validi collegamenti con le murature.

Un punto debole dei solai in acciaio e in laterocemento è, invece, l’ossidazione che potrebbe portare alla riduzione della sezione degli elementi in acciaio della struttura.

L’ossidazione, causata ad esempio dalle infiltrazioni, provoca un assottigliamento delle armature e comporta una perdita della capacità portante. Nel laterocemento, le infiltrazioni potrebbero provocare l’espulsione del copriferro e la successiva erosione della sezione originaria.

Ma a prescindere dei dissesti, è necessario intervenire sui solai qualora sia insufficiente la capacità portante ai carichi statici oppure sia insufficiente il collegamento con le pareti e/o i cordoli perimetrali.

Per consolidare un solaio è possibile intervenire sia all’estradosso che all’intradosso della struttura stessa.

Tecniche di rinforzo all’estradosso

Tra le tecniche di rinforzo di solai esistenti all’estradosso, la più utilizzata consta della realizzazione di una soletta collaborante connessa agli elementi resistenti del solaio.

Questa lavorazione prevede in ordine di esecuzione:

  1. la demolizione della pavimentazione e del massetto esistente;
  2. la posa dei sistemi di connessione soletta – solaio. Ne esistono di diverse tipologie, brevettate e non;
  3. la posa dei collegamenti solaio – parete;
  4. la gettata di una nuova soletta collaborante;
  5. la posa dell’eventuale massetto porta-impianti e della nuova pavimentazione.

Semplificando, vengono utilizzati dei connettori che collegano la  nuova soletta in calcestruzzo con la trave esistente sottostante in legno o acciaio. La soletta, realizzando un piano rigido, ridistribuisce i carichi e le forze.

Invece, nel caso di rinforzo di solaio in laterocemento, i connettori vengono collegati direttamente alla soletta in calcestruzzo esistente.

Spesso, la nuova soletta viene realizzata in calcestruzzo leggero strutturale per alleggerire l’impalcato. In genere, si tratta di una soletta di 4 centimetri.

Ovviamente, anche il collegamento solaio – muro deve essere “curato”. Difatti, per garantire l’efficacia del piano rigido è necessario realizzare un determinato grado di vincolo con la struttura esistente. In questo caso vengono utilizzate delle barre ad aderenza migliorata diagonali immerse nella soletta, alloggiate e fissate nella muratura tramite delle colle strutturali ad alto potere adesivo. L’ammorsamento è fondamentale per garantire la continuità strutturale e quindi il comportamento scatolare dell’edificio.

In alternativa alla soletta collaborante in calcestruzzo, si utilizza il doppio tavolato un legno. Si tratta di un intervento meno diffuso.

Tecniche di rinforzo all’intradosso

In alternativa, il rinforzo dei solai potrebbe essere realizzato “dal basso” tramite, ad esempio, l’applicazione di fibre di carbonio FRP poste all’intradosso delle singole travi o dei travetti. Le fibre vengono disposte in asse con gli elementi strutturali e in direzione longitudinale. Al termine, il tutto deve essere protetto tramite una rasatura.

L’incollaggio all’intradosso può avvenire tramite nervature di lamine pultruse o nastri in fibre di carbonio.

Nel caso del laterocemento, si procede con:

  • in primis, la rimozione di tutte le parti di laterizio in distacco o comunque fessurate e la rimozione delle parti di calcestruzzo a ridosso delle eventuali armature corrose;
  • la rimozione dell‘eventuale ruggine sugli elementi in acciaio e la successiva applicazione di una resina passivante sui ferri di armatura;
  • la riparazione del calcestruzzo con malta ad alte prestazioni;
  • l’incollaggio della fibra di carbonio.

Questo intervento garantisce facilità di posa e tempi di applicazione minimi. Inoltre, per ogni singolo travetto, viene incrementata la resistenza a flessione e limitata la freccia di inflessione.

Mentre, qualora le sole travi principali fossero sottodimensionate, si potrebbe pensare di incrementare la capacità portante di quest’ultime affiancando e collegando ad esempio dei profilati in acciaio. Oppure, nel mezzo tra due travi principali, si potrebbe inserire un’ulteriore trave che assuma su di sé parte dei carichi agenti sul solaio, scaricando una quota delle sollecitazioni che interessano l’orditura principale esistente.

Esistono altre tecniche di rinforzo all’intradosso più rare, come ad esempio la posa di una tensostruttura in acciaio, quale sostegno di orizzontamenti gravati da notevoli carichi. La struttura è composta da cavi metallici telescopici che forniscono appoggi intermedi alle travi principali sollevandole da sollecitazioni taglianti e flettenti.

Tra le tecniche di rinforzo dei solaio occorre citare anche le procedure atte a risolvere problemi di sfondellamento. In pratica, a seguito del distacco di parti di pignatte, per ripristinare il solaio, in genere si procede inserendo della calce rinforzata completa di una rete in fibra e successiva rasatura.

Prima di concludere il paragrafo, un breve accenno al degrado biologico dei solai lignei: qualora accadesse, prima di pensare ad un consolidamento strutturale, è opportuno eliminare l’agente patogeno con apposite sostanze biocide.

Scelta dell’intervento

Ove possibile, se occorresse un intervento di consolidamento consistente, l’intervento all’intradosso è meno invasivo.

Difatti, la soletta collaborante è sì più economica, ma comporta una modifica delle quote di piano. Attenzione quindi, a valutare la quota di arrivo e partenza delle scale o delle altre quote fisse, come quelle dei davanzali delle finestre e delle soglie delle porte-finestre.

Inoltre, la posa della soletta collaborante prevede la demolizione dei pavimenti, dei massetti e dei tramezzi. Diversamente, la tecnica delle fibre di carbonio non modifica alcuna quota. Tuttavia, bisogna poter accedere al piano inferiore (spesso di altra proprietà).

Infine, potrebbe accadere che anche le strutture principali siano compromesse, o l’intervento di consolidamento sia più costoso del rifacimento ex-novo.

In questi casi converrebbe valutare il rifacimento da zero dell’intero impalcato. A tal proposito, noi della TR Technology proponiamo un sistema rapido e dal prezzo concorrenziale. Difatti, per il tuo nuovo solaio potresti utilizzare le Travi Reticolari TTR che riducono del 50% i tempi di cantiere rispetto al solaio in latero-cemento classico, ovviamente abbattendo i costi.

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